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Tour delle Alpi – La TransAlp di Sara Franz

Tour delle Alpi – La TransAlp di Sara Franz

Ci vuole un ottimo allenamento per affrontare i sette giorni di viaggio che collegano Innsbruck a Riva del Garda attraverso l’antica Via Claudia Augusta. I nostri amici d’oltralpe, austriaci o tedeschi, hanno il mito di questo tour. Tantissime sono le varianti della cosiddetta “Alpencross” o “Transalp” che collegano località austro-tedesche con Riva del Garda, ma quella che illustro qui è una delle più classiche. Partenza dalla gotica cittadina austriaca, per poi scendere verso sud attraversando bellissimi paesaggi e percorrendo sentieri e strade forestali tra masi, boschi, cime e Dolomiti, storia e cultura che caratterizzano le Alpi tra Tirolo Settentrionale in Austria, Alto Adige ed infine Trentino. Si può scegliere di viaggiare in autonomia, con il minimo indispensabile per coprirsi e cambiarsi, attrezzi e pezzi di ricambio sufficienti, preferibilmente non da soli - in modo da dividersi e ridurre il carico - magari utilizzando borse “bikepacking” da telaio, manubrio e sottosella (che rendono la bici più stabile ed equilibrata nei tratti tecnici e soprattutto evitano di sovraccaricare la schiena con uno zaino troppo pesante), oppure affidarsi ad un servizio di trasporto bagagli (si lasciano le valigie nella struttura di partenza la mattina e si ritrovano nel pomeriggio in quella di arrivo), in modo da pedalare scarichi e leggeri e portarsi tutto il necessario e il desiderato all’arrivo di tappa. Arrivati ad Innsbruck, dopo una doverosa visita alla città ed al suo centro storico, si incomincia a preparare la bici per l’indomani.

1a tappa Innsbruck dallalto

La prima tappa prevede circa 55 km, 1950 m di dislivello positivo totale, una sola lunga salita. Si comincia morbidamente su pista ciclabile dal capoluogo del Tirolo, risalendo poi su asfalto in maniera più decisa per i paesini di Ampass, Aldrans, Rans e Lans all’abitato di Patsh. Qui si diparte una comoda forestale che sale in cima al monte Patscherkofel (2246m). La tappa è immersa nella natura e il panorama dalla sommità ripaga della fatica con una splendida vista su Innsbruck, sulla valle dell’Inn, la Stubaital ed il suo ghiacciaio. Si scende fino a Steinach am Brenner, paesino di confine, dove si passa la notte e riparte all’indomani.

2a tappa

La seconda tappa varca il confine tra Nord e Sud Tirolo, ed arriva a Vipiteno dopo circa 53 km pedalati che prevedono una lunga salita ed un’altrettanto lunga discesa con un dislivello positivo totale di poco più di 1530 m. Da Steinach ci si dirige verso il Passo del Brennero su asfalto per poi prendere la ciclabile e di qui una strada forestale a dir poco nascosta (vi si accede passando letteralmente sotto l’autostrada) che parte nel bosco e pur pedalabile diventa impegnativa per le pendenze dalla parte centrale fino ad aprirsi su uno splendido pendio prativo che porta al Passo Flatschjoch (2395 m) e quindi in Val di Vizze. La salita è dura, ma la natura selvaggia (non si incontrano molte persone) ricambia con paesaggi superlativi. Arrivati al Passo, non vi resterà che ammirare il paesaggio alpino, condividendolo solo con marmotte e stambecchi. La discesa richiede attenzione nella prima parte (è difficile restare in sella, ma si può spingere la bici), poi diventa molto piacevole, prima su strada forestale e poi su asfalto. Arrivati a Vipiteno non potrete non assaggiare un buono yogurt, visitare il borgo medioevale o rilassarvi con una sana sauna, recuperando forze per la successiva giornata in sella.

2a tappa stambecchi sul crinale

Anche la terza tappa non lascia respiro, con i suoi 1900 m abbondanti di dislivello positivo e 57 km tra Vipiteno e Lusòn. Lasciato il paese di Vipiteno alle spalle, ci si dirige lungo l’Alta Val d’Isarco verso Campo di Trens, salendo la SS12 fino a Mules, poi si sale tra boschi e verdissimi pascoli, discendendo per comode sterrate fino a Rio di Pusteria, per poi salire nuovamente in direzione Rodengo e proseguire infine per la conca di Lusòn, risalendo dolcemente la omonima Valle. Lusòn è un paesino fuori dal tempo e dal mondo, che vale davvero la pena di vedere (chiesetta di San Giorgio e Mulino Stricker). Si può anche fare un tuffo rinfrescante nel laghetto naturale balneabile di Lusòn: ora si vedono le Dolomiti, il Sass de Pùtia si staglia all’orizzonte.

3a tappa Odle2

Tanto spettacolare quanto impegnativa anche la quarta tappa che da Lusòn sale subito con decisione, superando su asfalto il passo delle Erbe (Eores – 2003 m). Siamo finalmente a contatto con il gruppo montuoso che dal 2009 è dichiarato dall’UNESCO Patrimonio naturale dell’Umanità. Si lambisce la parte nord del Parco Nazionale delle Puez Odle e quindi si scende su bella forestale in mezzo a boschi, pascoli e malghe in direzione di S. Maddalena in Val di Fùnes, dove è d’obbligo una foto con la chiesa tardo-gotica da cui il paese prende il nome. E’ ora di rimettersi a salire su asfalto e poi su splendida forestale nel bosco, che si apre infine su un enorme e soleggiato prato ai piedi delle celebri Odle: vale la pena fermarsi ad ammirarle. Nel parco naturale è obbligatorio rispettare la natura e pertanto di qui in avanti, come segnalato, occorre scendere dalla bici, proseguendo a spinta in discesa su sentiero.

4a tappa prati Rasciesa

Si risale in sella e si prosegue in salita su forestale fino all’erboso pendio di Rasciesa-Seceda. La strada scende ora decisamente su comoda forestale tra le piste da sci fino ad Ortisei, poi risale leggermente fino a Selva di Val Gardena, dove finalmente ci si può ristorare e riposare dopo quasi 60 km e più di 2500 m di dislivello, ammirando da molto vicino le dolomitiche rocce del Sassolungo.

5a tappa

La successiva quinta tappa ci porta attraverso gli impagabili panorami che offrono il Parco Naturale dello Sciliar, il Catinaccio e il Làtemar. La prima salita, con due strappi, porta sull’Alpe di Siusi in una decina di km e, dopo averla attraversata con vista su Sasso Piatto e Sasso Lungo, dopo una lunga discesa su asfalto (ma la strada durante il giorno è chiusa al traffico), superati i paesi di Siusi, Fiè allo Sciliar ed i suoi laghetti pittoreschi nel bosco, si sale su forestale e poi si scende su divertente single-track fino alla Val di Tires. Si risale quindi su una bella forestale nel bosco fino al passo Nigra (1688 m), quindi su asfalto al passo di Costalunga (1745 m). Prima del bivio per il passo di Costalunga, se le gambe e il tempo lo consentono, merita una visita lo splendido specchio alpino del Lago di Carezza. Dal Passo di Costalunga si raggiunge il Trentino – Moena, Val di Fassa - attraverso una lunga e bella discesa sterrata, per proseguire in leggera discesa su pista ciclabile fino a Predazzo, dove si passa la notte dopo aver percorso un totale di 77 km e 1980 m di dislivello.

La sesta tappa resta in Trentino, attraverso il maestoso e selvaggio Lagorai. Da Predazzo si scende per un breve tratto su ciclabile, poi si sale con decisione nel bosco, e poi su asfalto con delle rampe notevoli. La strada si fa quindi sterrata e passata Malga Sadole diventa single-track non pedalabile. Valicato il Passo, si prosegue in discesa su sentiero e si è ancora costretti a spingere, ma lo scenario ripaga lo sforzo: Cima d’Asta e le Pale di San Martino. Il sentiero diventa finalmente strada forestale che scende parecchio, fino al rifugio Refavaie (1116 m). Di qui una lunga ma piacevolmente pedalabile forestale sale al mistico Passo Cinque Croci (2018 m), per poi scendere con decisione, prima per forestale e poi per asfalto, a Borgo Valsugana (386 m) e proseguire su pista ciclabile fino a Calceranica, nei pressi dei laghi di Levico e Caldonazzo. Si sale quindi su asfalto per Vigolo Vattaro piegando a sinistra per il Valico della Fricca (1098 m), Carbonare ed infine il Passo Sommo (1341 m), scendendo finalmente a Folgaria. In questa estenuante ma gratificante tappa il dislivello positivo supera i 3000 metri e i chilometri percorsi superano il centinaio.

Anche qui i panorami non mancano, tra il maestoso Becco di Filadonna e i dolci pianori verdi che offrono gli altipiani dell’Alpe Cimbra.

Il paese di Folgaria merita una passeggiata ed una cena in uno dei suoi rinomati ristoranti.

7a tappa fondo piccolo

Ultimissima fatica è la settima tappa, che prevede circa 75 km per circa 1200 m di dislivello positivo. Si lascia Folgaria per risalire fino al Passo del Sommo su asfalto. Ci si addentra nel cuore dell’altopiano cimbro, noto per i numerosissimi percorsi adatti alla mountain-bike ed i forti austrungarici ivi presenti (da scoprire anche nella vicina zona di Lavarone e Luserna), nell’ombrosa e larga strada forestale che attraverso i due Rifugi Stella d’Italia e Camini, attraversando le piste da sci di Francolini e Fondo Grande, porta a Passo Coe (1610 m). Da qui si scende per breve tratto asfaltato fino a Base Tuono. Si tratta di una ex base missilistica dell’Aeronautica Militare attiva dal 1966 al 1977 utilizzata come presidio difensivo durante la Guerra Fredda. A testimonianza di quel periodo storico, da qualche anno la base è stata riallestita ed in parte recuperata ed è riconosciuta quale sito museale rappresentativo del sistema d’arma Nike-Hercules.

7a tappa

Si piega quindi a destra su forestale che risale il Monte Maggio fino alla sua mistica enorme croce (1853 m), in una zona teatro di epiche imprese (qui correva il fronte durante la Grande Guerra). La strada forestale che sale fino al Monte Maggio è ampia ma non facile nella seconda parte, dato il suo fondo sconnesso. Dalla cima si torna sui propri passi ed al primo bivio si prende a sinistra un bellissimo e tecnico single-track sterrato che domina il sottostante Passo della Borcola e tutta la Valle di Terragnolo (attenzione ad un paio di passaggi un po’ esposti): tenendo la sinistra e smontando un qualche raro tratto per la presenza di radici e scalini, si scende verso Fondo Piccolo, si risalgono due panoramici costoni erbosi per single-track con rampe decise lungo le piste da sci in direzione ovest, fino al Forte Dosso delle Somme (1670 m). Di qui si scende per comoda forestale al paesino di Serrada, noto, tra le altre cose, per essere meta di soggiorno del pittore futurista Fortunato Depero. Da qui ci si dirige su comoda strada forestale nel bosco verso il Monte Finonchio (1610 m), dove l’ultima salita del tour vale una bella sosta al Rifugio F.lli Filzi, che offre, oltre alla accoglienza ed alla simpatia dei gestori, cucina genuina, anche con piatti della tradizione mantovana. Il panorama si apre, grazie agli ampi prati, a 360 gradi sull’Altopiano di Folgaria, Trento, la Valle dell’Adige, il Brenta, il Bondone, lo Stivo, l’Adamello e la Presanella in secondo piano ed infine Rovereto ed il Monte Altissimo: una vista davvero impagabile. Lunga discesa, prima su comoda forestale e poi su asfalto, con un breve strappo verso la località Moietto e discesa su Rovereto. Da qui, una bella pista ciclabile porta alla tanto attesa meta finale di Riva del Garda ed il suo splendido Lago, con un unico breve strappo da Loppio a Passo San Giovanni.

Siamo giunti alla fine delle nostre fatiche.

 Tour delle Alpi in bicicletta - Transalp

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